In moltissime aree montane ci sono luoghi e sentieri abbandonati e dimenticati che nascondono elementi di grande pregio in grado di raccontare storie incredibili. I volontari dell’Associazione Amici Monte Orsa hanno dedicato tempo e fatica per il bene del loro territorio: ripercorrendo in maniera attenta e intelligente i sentieri delle aree intorno al paese di Saltrio hanno scoperto questi luoghi, li hanno resi fruibili a tutti e continuano a farli vivere nel presente.

Nell’ambito di Sentinelle, il progetto editoriale di Gite in Lombardia per far conoscere le realtà che si prendono cura del territorio, abbiamo intervistato Claudio Gavarini, vicepresidente dell’Associazione AMO, che insieme a molti altri ha dedicato tempo e fatica per far rivivere questi luoghi.

Quali sono stati i primi lavori che avete fatto come associazione?

L’associazione AMO è nata nel 2016 e il primo intervento a cui ci siamo dedicati è stato su un sentiero tagliafuoco risalente a 25 anni prima: abbiamo chiuso i solchi creati dalle piogge che non rendevano agibile il percorso con i mezzi in caso di incendi.

Il secondo lavoro invece, svolto nel territorio di Viggiù, ha preso il nome di “Sentiero per tutti”: abbiamo realizzato una passerella sospesa lunga circa 20 metri, per permettere anche alle persone in carrozzina di raggiungere un bellissimo balcone panoramico affacciato sul Lago di Lugano.

Vi siete dedicati anche a interventi realizzati in luoghi storici? Puoi citarne alcuni?

Certo, inizierei con il lavoro della Cava Brusata, il cui nome deriva da alcuni incendi successi qui. Un giorno percorrendo con il mio amico Sergio un sentiero quasi inesistente in mezzo al bosco abbiamo trovato questa affascinante cava abbandonata da più di 80 anni.

Abbiamo quindi deciso di creare due punti di osservazione dai quali le persone possono vedere dall’alto questa cava dalla quale per anni è stata estratta la pietra di Saltrio, una pietra grigia che ha ornato importanti monumenti italiani come il Duomo di Milano, la Certosa di Pavia, il Cimitero di Stallieno a Genova, la Mole Antonelliana e la Cattedrale di Lugano.

Un altro progetto “storico” è legato alla Linea Cadorna. Lungo il tratto che passa dal nostro territorio abbiamo ripristinato le trincee e i tunnel costruiti nella Prima Guerra Mondiale creando un percorso bellissimo, direi una delle più belle attrattive dei nostri monti, e ci occupiamo costantemente di tenerlo pulito e facilmente fruibile.

A Saltrio è famoso il dinosauro Saltriovenator. Ci puoi raccontare la sua storia? 

Alcuni anni fa il paleontologo Zanella trovò un fossile di dinosauro, in particolare il femore. E dopo altri scavi furono trovati diversi resti che permisero di ricostruire il dinosauro dandogli la configurazione di un t-rex. Inizialmente lo chiamarono Saltriosauro, poi considerato che questo dinosauro viveva di cacciagione, gli diedero il nome di Saltriovenator (da cacciatore).

Per permettere a tutti di “incontrarlo” abbiamo collocato una sua riproduzione a grandezza reale, 7.30 metri di lunghezza per 2.20 metri di altezza, nel museo all’aperto Monte Orsa. Oltre a questa riproduzione, il museo conserva e raccoglie tutti gli elementi principali del nostro territorio: le piante autoctone, le riproduzioni su formelle in terracotta degli animali che vivono qui, gli attrezzi che venivano usati per cavare la pietra di Saltrio e la ricostruzione di un breve tratto della Linea Cadorna.

C’è un altro intervento che le sta particolarmente a cuore che vuole citare?

Sulla vetta del Monte Pravello, al confine con la Svizzera, si trovano due grandi zoccoli olandesi, realizzati da una giovane scultrice di Viggiù, che rappresentano il passaggio di Liliana Segre. La senatrice è passata da qui tra gli anni 1942-1943 per scappare in Svizzera, dove però è stata fermata e riportata insieme al padre e ai cugini prima a Varese, poi a Milano e infine ad Auschwitz. Oggi la scultura dentro la quale è possibile mettere i piedi per scattare una fotografia, ricorda la fuga verso la libertà: gli zoccoli sono posizionati davanti al Lago di Lugano che emana una bellissima luce blu nel mezzo del bosco.

Mi piace citare anche l’installazione di una panchina giganti eseguita nel febbraio 2022. La panchina rientra nel Big Bench Community Project e si trova in un luogo facilmente raggiungibile da chiunque e in grado di regalare un panorama mozzafiato. Abbiamo di usare i colori bianco e rosso che sono quelli che rappresentano il nostro territorio e la vicina Svizzera.

Quali progetti avete per il futuro?

Stiamo già lavorando a un nuovo progetto che prevede la realizzazione di un nuovo sentiero per permettere a tutti di ripercorrere il tragitto di una persona molto famosa che è passata dai nostri monti. Ma non svelo altro, sarà una sorpresa per tutti!

 

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