La parola “mecenate” ci fa tornare in mente epoche lontane: quella degli imperatori romani, dei Medici nella Firenze rinascimentale o delle corti reali dell’Ottocento. Eppure anche ai giorni nostri esistono mecenati che sostengono e promuovono il lavoro degli artisti a beneficio della comunità.

E a volte non bisogna cercare lontano, com’è il caso di Alberto Rossini che in Brianza ha realizzato negli anni il Rossini Art Site. Nell’ambito del Progetto Sentinelle con il quale Gite in Lombardia vuole far conoscere le realtà che si prendono cura del territorio, abbiamo intervistato Luisa Mascheroni, responsabile degli eventi di questo straordinario museo a cielo aperto.

Luisa, com’è nato il Rossini Art Site e chi era Alberto Rossini?

Alberto Rossini è nato a Carate Brianza nel 1934 da una famiglia di umili origini. Negli anni del boom ha creato dal nulla un’importante azienda diventata leader nella costruzione di stampi per le materie plastiche. Accanto al business, Alberto ha sempre nutrito un’incredibile passione per l’arte contemporanea, al punto di aver riempito di sculture l’immenso giardino della sua villa a Briosco. Nel 2007 decise di commissionare a uno studio newyorkese il compito di dare una collocazione museale alla sua collezione affinché  potesse essere ammirata e vissuta da chiunque fosse interessato. Riuscì a realizzare questo sogno solo nel 2015 quando venne inaugurato il Rossini Art Site, un mese prima di lasciarci causa di una grave malattia.

Parliamo d’arte. Quante opere sono situate all’interno del parco?

Il parco ospita oltre 50 opere d’arte. Il cuore della collezione è certamente rappresentato dai rivoluzionari protagonisti del panorama artistico italiano della seconda metà del Novecento. Ma vi sono anche capolavori di giovani artisti e opere contemporanee realizzate con la strumentazione e le competenze dell’azienda meccanica di famiglia, molte delle quelli sono valse premi e importanti riconoscimenti. Quello di Rossini non era un collezionismo per investimento, ma un autentico amore dell’arte. Gli artisti venivano ospitati nella sua residenza e spesso nasceva un legame di stretta amicizia con Alberto.

Quanto è importante per voi la relazione tra l’arte e l’ambiente circostante?

La relazione tra arte e ambiente è per noi fondamentale. Il Rossini Art Site è un parco di 10 ettari nel cuore verde del Parco della Valle del Lambro, una posizione suggestiva con un panorama mozzafiato che si schiude sulle Prealpi. Queste caratteristiche lo hanno fatto scegliere da Rossini per ospitare la sua collezione e tutte le opere d’arte sono collocate in determinati punti a seguito di uno studio del percorso museale e delle esigenze dei vari artisti. C’è un dialogo costante tra la natura e l’arte: cerchiamo di plasmare la natura in modo tale da valorizzare l’opera e viceversa.

Quale opere sceglierebbe per testimoniare questa relazione tra arte e ambiente circostante?

A tal proposito citerei l’opera di land art dell’artista Chiara Mu. Si tratta di un salice piangente collocato all’interno di cerchi concentrici realizzati dal verde della natura. In questo caso è molto evidente come la natura sia messa a disposizione dell’opera d’arte e viceversa.

Quali sono le iniziative che proponente per visitare il Rossini Art Site?

Da aprile a ottobre è possibile visitare il parco acquistando il biglietto d’ingresso sul nostro sito. E chi volesse può abbinare una visita guidata che si tiene la domenica alle ore 16. Inoltre, organizziamo anche rappresentazioni artistiche di vario genere, come performance teatrali e di danza. Uno degli appuntamenti più frequentati si chiama “Gli amici di Alberto Rossini” e si tiene ogni anno a metà maggio. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo realizzato una visita guidata teatralizzata in collaborazione con il Circolo Bergman, un collettivo di teatranti.  Durante questo evento le persone potevano ascoltare in cuffia la narrazione dell’incontro tra Hidetoshi Nagasawa (uno degli artisti presenti nel parco) e Alberto Rossini. I due amavano passeggiare immaginando come le opere dell’artista avrebbero potuto integrarsi nel paesaggio. Immersi in un universo di suggestioni e guidati da cuffie wireless, il pubblico attraversava così lo spazio alla scoperta dei delicati equilibri e delle tensioni fra peso e leggerezza che innervano l’opera di Nagasawa.

 

Leggi gli altri articoli della sezione “Sentinelle”

Questo articolo è per te Gli articoli del Magazine di Gite in Lombardia sono gratuiti e accessibili a tutti perché far conoscere il territorio è la missione della nostra associazione. Ciò è possibile grazie al contributo dei nostri soci. E tu, vuoi aiutarci a far conoscere le bellezze della Lombardia?

Diventa socio