Quante varietà di mele vedete sui banchi dei supermercati? Dieci, quindici a dir tanto. Cosa pensereste se vi dicessimo che a pochi kilometri da Milano esiste un luogo dove si coltivano oltre un centinaio di tipi diversi? E così per le pere, le prugne, i fichi e altri frutti. Tutelare la biodiversità vuol dire anche mantenere vive produzioni agricole che rischiano di scomparire perché la natura, compresa quella che finisce sulle nostre tavole, è più ricca di quello che immaginiamo.

Questo l’obiettivo e il sogno realizzato da Gaetano Besana, l’eclettico e visionario fondatore dell’Oasi Galbusera Bianca nel Parco di Montevecchia, che abbiamo intervistato nell’ambito di Sentinelle, il progetto editoriale di Gite in Lombardia per far conoscere le realtà che si prendono cura del territorio.

Com’è nata l’idea di realizzare quest’oasi della biodiversità?

Per trent’anni ho lavorato come fotografo di moda, poi qualcosa in me è cambiato. Desideravo dare una svolta alla mia vita e iniziare a lavorare in un’azienda agricola. Mi sono messo alla ricerca del luogo ideale e ho trovato una grande azienda in vendita tra le colline della Brianza lecchese: la Galbusera Bianca.

Nel 1998 ho deciso di acquistarla per dare forma al mio progetto. Galbusera Bianca era in passato un borgo contadino abitato da famiglie che curavano la terra e ne erano ricambiati con prodotti vitali per la loro sussistenza. Poi, con l’abbandono delle campagne, il borgo si è svuotato e negli anni è stato sommerso dalla vegetazione.

Mi sono innamorato subito di questo luogo: dove c’era abbandono io ho visto accoglienza, dove c’era silenzio ho sentito risate e dove c’erano rovi ho immaginato il rosa dei meli in fiore. Questa meravigliosa zona della Brianza è un mondo a sé: siamo circondati da terrazzamenti, dolci colline erbose e boschi che creano un contesto spettacolare tanto che mi piace definire la Galbusera Bianca come “un piccolo Paradiso”.

Quali sono le primissime piante che ha piantumato nei terreni dalla Galbusera?

Come dicevo ho sempre considerato questa terra un paradiso e allora mi sono domandato: “Che piante si piantano in un Paradiso?”. La risposta è arrivata spontanea: le mele. Ho quindi piantato un centinaio di antiche varietà di mele provenienti dal territorio ma anche da altre regioni dell’Europa meridionale e del Mediterraneo. I rovi e le sterpaglie hanno quindi lasciato il posto a un bellissimo meleto al quale, negli anni successivi, si sono affiancate sessanta varietà di peri e pruni, quaranta di fico e poi viti e ulivi.

Che cosa significa per lei parlare di biodiversità?

La mia scelta di fondare un’oasi di biodiversità puntava a creare un piccolo mondo a parte in cui ci fosse spazio per esseri viventi chiamati “alberi da frutta” di tutti i generi. Un luogo in cui ritrovare il contatto tra uomo e natura, ristabilendo quell’ordine ancestrale che le economie dei decenni precedenti avevano vanificato a favore dei consumi di massa.

Dopo oltre venti anni di lavoro la nostra oasi di circa venti ettari è il luogo in Lombardia, ma probabilmente in Italia, in cui c’è la più alta concentrazione di antiche varietà e specie diverse di piante da frutto. Per questo nel 2005 il WWF ha premiato la Galbusera Bianca come prima oasi per la biodiversità frutticola e orticola. Inoltre, siamo stati scelti dall’Università di Agraria di Milano per avviare una ricerca sulla tracciabilità genetica di alcune antiche varietà.

Quali sono i suoi prodotti preferiti tra i molti che coltiva nella sua azienda agricola?

Il prodotto più appariscente che abbiamo è un fico zebrato a strisce gialle e verdi che in alcune zone viene chiamato Fico Panachè. Si tratta di un fico che normalmente si trova nel Sud della Francia e nella Liguria di Ponente.

A me piace molto anche la Mela Rosa. La sua particolarità sono i fiori rosa (mentre normalmente nei meli sono bianchi), le foglie rossicce (di solito sono verdi) e una polpa bianco candida. Negli ultimi 3-4 mm la polpa, avvicinandosi alla buccia, diventa color rubino. La buccia è violacea con una leggera puntinatura ed è opaca.

Infine citerei il Fico Brianzolo, chiaramente proveniente da queste zone come suggerisce il nome. È un fico che cresce a forma di pera ed è molto buono se viene lasciato appassire sull’albero. In questo modo tende ad asciugarsi e a concentrare i suoi zuccheri, diventando molto carnoso e simile a un fico secco.

In che modo le persone possono fruire dei prodotti di quest’oasi?

L’obiettivo principale dell’oasi è mettere in connessione le persone con il sapore autentico della terra, trasformando il meno possibile la materia prima. Quando i nostri visitatori vengono alla Galbusera Bianca possono passeggiare tra le piante, assaggiare i loro frutti ma anche ascoltare le storie antiche sui frutti che vedranno in tavola. In questo modo possono gustare i buoni sapori della terra ma anche acquisire conoscenze su quello che mangiano. La maggior parte dei prodotti che coltiviamo vengono poi utilizzati per il menù del ristorante ma facciamo anche torte, conserve, succhi e liquori.

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