Pochi strumenti sono in grado di ricreare atmosfere sospese, quasi magiche, come le arpe. Uno strumento antichissimo capace di generare una musica potente e al tempo stesso delicata. Assistere all’esibizione di un’intera orchestra di arpe è un’esperienza davvero unica e se questa si svolge in una location tanto suggestiva come la chiesa di San Michele, una chiesa priva di tetto immersa nei boschi nel Monte Barro, lo spettacolo è assicurato. Sabato 23 luglio si esibirà nell’ambito della rassegna “A Passo di Musica” la Celtic Harp Orchestra, una delle più importanti orchestre di arpe celtiche in Europa.

Per farci raccontare qualche curiosità sullo spettacolo che stanno preparando abbiamo intervistato il fondatore, Fabius Constable, e la voce storica, Donatella Bortone.

Quest’anno la Celtic Harp Orchestra compie vent’anni. Ci raccontate qualche momento particolarmente importante della vostra carriera?

Durante questi venti anni abbiamo avuto l’onore di suonare insieme a cantanti di fama internazionale come Andrea Bocelli (con cui suoneremo anche quest’estate), a personaggi straordinari come l’archistar Tadao Ando o negli spettacoli del Cirque du Soleil. Abbiamo portato la nostra musica in oltre mille concerti in tutto il mondo dall’Europa al Giappone e ricevuto importanti riconoscimenti come la medaglia conferitaci dall’ex presidente Napolitano o la lettera di encomio dell’attuale presidente Mattarella. Fabius è stato nominato cavaliere al merito artistico e ha ricevuto due lettere dalla famiglia reale inglese per aver composto ed eseguito una speciale melodia in occasione della nascita della piccola Charlotte.

Com’è nata la vostra orchestra?

Possiamo dire che l’orchestra sia nata un po’ per caso. Era il 2002 e in occasione di un festival musicale che si svolgeva ai piedi del Monte Bianco siamo riusciti a portare sul palco 44 arpe celtiche, un numero davvero notevole. Il grande successo di quello spettacolo ci ha portato a pensare un modo per continuare questa attività e così l’esperimento è diventato una formula stabile che dura ancora oggi.

L’arpa è uno strumento davvero molto suggestivo, volete raccontarci qualche curiosità?

Le arpe sono tra gli strumenti più antichi che esistono, talmente antichi che non si conosce una data di nascita certa. Ci sono moltissime tipologie di arpe, quelle che suoniamo noi si chiamano “celtiche” perché il loro disegno si è sviluppato nei paesi celtici: Irlanda, Scozia e Britannia. In tutto il mondo stiamo assistendo a un vero e proprio revival di questo strumento, sempre più suonato e popolare. Ma l’Irlanda resta il paese con il legame più forte tanto da volerlo sulle proprie monete, nel logo della compagnia aerea Ryanair e sul prodotto irlandese più famoso nel mondo: la birra Guinness.

La vostra orchestra non è composta solo da arpe, ma ci sono anche altri strumenti e cantanti perché?

Come un pittore ha bisogno di una tavolozza ampia, così anche la musica ha bisogno di avere più colori. È importante che la musica e le sonorità si possano esprimere attraverso canali differenti, e per questo la nostra orchestra è formata da arpe, altri strumenti e cantanti. Attraverso la voce riusciamo a veicolare un messaggio concreto, soprattutto perché i nostri tesi raccontano storie e miti o attingono dalla letteratura sia italiana che straniera.

Donatella, qual è il concerto che ti ha fatto più emozionare? 

Ogni concerto regala sempre emozioni diverse e di grande valore. Ma quando la musica viene portata nei “luoghi difficili” i momenti si riempiono ancor più di emozione. Ricordo con grande piacere il concerto che abbiamo fatto al Carcere di San Vittore come un frangente che mi ha toccato nel profondo. E’ stato uno dei momenti più emozionanti perché abbiamo portato la bellezza in un luogo dove ce n’era bisogno tanto quanto può essere necessaria una medicina.

Fabius, tra i brani che proporrete il 23 luglio qual è il tuo preferito?

Personalmente sono molto legato al brano “The tempest” perché mi piace molto suonarlo e ci accompagna nei nostri concerti da ormai molti anni. Il brano invece più divertente per me è il “Requiem for a mosquito”, un modo ironico e scanzonato per chiedere scusa a tutte le zanzare che “malauguratamente” ammazziamo durante l’estate.

Quest’estate sarà la quarta volta per voi a San Michele, ci date qualche anticipazione sul programma?

Abbiamo pensato il concerto di luglio come un viaggio attraverso diversi paesaggi sonori. Un mix di generi musicali che vanno dalla musica irlandese al tango argentino, dai ritmi latini al rock con qualche incursione neoclassica. Un programma quindi molto vario e vivace che farà rilassare, divertire, commuovere e gioire il pubblico; il tutto nella magica cornice della Chiesa di San Michele.

 

Siamo sicuri che le emozioni che scaturiranno da questo concerto saranno intese e indimenticabili. Non ci resta quindi che darvi appuntamento alla sera di sabato 23 luglio.

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