Sul Monte San Primo si sta discutendo di un progetto per la realizzazione di impianti sciistici. Stiamo parlando di un monte che non supera i 1.700 metri di altitudine e su nevica molto poco; due fattori che da soli permettono di intuire l’assurdità di questo progetto e la difficoltà di renderlo sostenibile nel tempo. Questo intervento da 5 milioni, finanziato da Ministero dell’Interno, Regione Lombardia e Comunità Montana Triangolo Lariano, prevede cannoni sparaneve, tapis roulant per la risalita, un invaso per la raccolta delle acque piovane e nuovi parcheggi.

C’è però chi si è mobilitato per far sentire il proprio disappunto e proporre progetti alternativi per utilizzare questi fondi per valorizzare le bellezze naturali del monte senza stravolgerne l’ecosistema. 30 associazioni (coordinate da Roberto Fumagalli dell’Associazione Ilaria Alpi) e i circoli Legambiente delle province di Lecco e Como, hanno infatti formato il comitato “Salviamo il monte San Primo”.  Le proposte alternative vanno nella direzione di un uso più sensato e intelligente delle risorse che permetterebbe, ad esempio, di sistemare e allargare i sentieri già esistenti per renderli più fruibili, ripulire e mettere in sicurezza i boschi, creare un bus-navetta per diminuire l’inquinamento e molto altro.

Nell’ambito del progetto Sentinelle, che dà voce a chi tutela il nostro territorio, abbiamo intervistato Costanza Panella, coordinatrice di 8 circoli Legambiente delle provincie di Lecco e Como. Da novembre 2022 il coordinamento si riunisce una volta al mese per decidere le iniziative da mettere in campo. In questa intervista Costanza ci chiarisce cosa sta succedendo, a cosa è destinato il finanziamento, chi lo gestisce e quali sono le idee alternative.

 

Da diversi mesi si sente molto parlare del caso “Monte San Primo”. Ci può raccontare che cosa sta succedendo e come si sono mossi il Circolo Legambiente e le associazioni che coordina?

Tutto è partito a novembre 2022, quando l’associazione Ilaria Alpi ha contattato Legambiente, WWF, Cai e altre associazioni proponendo la sottoscrizione di un appello in cui si chiedeva alla Comunità Montana del Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio di rinunciare al progetto “Rilancio turistico del Monte San Primo”, o almeno di stralciare le opere con maggiore impatto ambientale. Contestualmente all’appello abbiamo chiesto un tavolo di confronto con le istituzioni coinvolte nel progetto, per poter parlare delle nostre proposte, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Come vi siete mossi allora?

Non ci siamo certo fermati, ma abbiamo realizzato diverse iniziative sul territorio. Tra queste, mi piace ricordare la camminata con letture e musiche all’Alpe Borgo che è stata fatta l’11 dicembre. A questa camminata hanno partecipato ben 300 persone, manifestando così che sono in molti coloro che chiedono un diverso sviluppo di questa zona.

La prossima iniziativa in calendario invece consisterà in un incontro pubblico che si terrà il 18 febbraio a Erba. In questa occasione sarà presentato il libro “Inverno liquido” e le persone avranno modo di incontrare gli autori. Anche in questo caso sono invitate la Comunità Montana e il Comune di Bellagio, con lo scopo di incontrarsi e discutere del progetto del San Primo.

Parliamo di numeri. Sapete quanti soldi del finanziamento totale sono destinati alle varie realizzazioni?

Dei 5 milioni totali noi siamo a conoscenza solo del progetto relativo a 2 milioni. Se elenchiamo ogni progetto e il relativo costo ci rendiamo conto della sproporzione tra la realizzazione di sentieri e la realizzazione di impianti destinati a un “turismo chiassoso”: 30 mila euro per la manutenzione di un sentiero, 538 mila euro per l’installazione di un impianto di innevamento artificiale, 442 mila euro per tapis roulant e piste di plastica, 120 mila euro per i giochi estivi.

Cosa si potrebbe fare con il finanziamento per il bene del Monte San Primo?

Innanzitutto si potrebbero eliminare gli scheletri del passato togliendo il vecchio impianto di risalita inutilizzato per far tornare integra la montagna. Poi si potrebbero rinforzare i punti di frana, ripulire e rinnovare i boschi che ad oggi sono abbastanza abbandonati. Poi c’è tutta l’attività sui sentieri: riattivarli, allargarli e allivellare i fondi per renderli più accessibili. Segnalare mete e distanze e individuare i punti di sosta dove i sentieri si incrociano. C’è un lungo elenco e un lavoro ampio e articolato che si potrebbe fare per aiutare il turismo rispettoso dell’ambiente.

Secondo lei, in cosa consiste la bellezza del Monte San Primo?

La bellezza del monte è legata alla sua collocazione al limite della pianura e con panorami spettacolari. Inoltre è una montagna particolare con declivi, cime montuose e conche verdi. Il San Primo ha già il suo pregio nella sua bellezza, godibile percorrendo cammini e sentieri. Non è necessario realizzare impianti sciistici dove perlopiù, l’innevamento artificiale comporterebbe un immenso consumo di acqua ed energia (considerato che il monte non arriva ai 1.700 metri di altezza) e un attacco alla biodiversità.

Oltre alle attività sui sentieri, cos’altro si potrebbe fare per il bene dell’ambiente?

Ci sono delle costruzioni esistenti che si potrebbero adattare ad attività di agriturismo, ampliandole anche secondo le necessità. Elaborare un piano economico che assicuri nel tempo la sostenibilità di queste strutture, equilibrando attività di ristorazione e produzione agricola, favorendo il reinserimento dell’attività pastorizia. E proprio grazie agli animali al pascolo si garantirebbe la manutenzione delle conche verdi. Infine, potrebbe esserci un progetto architettonico di riqualificazione del centro del borgo e la creazione di un bus navetta (invece della realizzazione di nuovi parcheggi) per diminuire il traffico e l’inquinamento.

 

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