La tradizione dei Pasquali di Bormio

Se durante il fine settimana di Pasqua vi capiterà di passare in alta Valtellina non potrete perdervi i Pasquali di Bormio, una tradizione davvero interessate e unica nel suo genere in tutte le Alpi.
I Pasquali di Bormio si rifanno ad antichi riti pagani legati alla pastorizia ed all’agricoltura di montagna. Già prima dell’avvento del cristianesimo, in tutta la Valle era diffuso un rito propiziatorio che prevedeva il sacrificio di un agnello per lasciarsi alle spalle i rigori dell’inverno. La tradizione è stata poi associata al giorno di Pasqua e, nel corso dei secoli, si è passati alla semplice benedizione in chiesa di un agnellino addobbato in modo grazioso con nastri e fiori.

Da qui si è generata una competizione tra i cinque rioni in cui è divisa la città per condurre alla chiesa il proprio agnello nel modo più estroso possibile. Le portantine usate sono diventate via via più complesse tanto da trasformarsi in carri di notevoli dimensioni e di grande bellezza. Oggi i Pasquali, ovvero delle portantine, sono vere e proprie opere d’arte a sfondo allegorico-religioso che per essere allestite necessitano di interi mesi di fervido e segreto lavoro nei rioni di Bormio.

Il giorno di Pasqua i giovani del rione vestono il costume tradizionale e trasportano sulle spalle la propria allegoria. A seguirli una sfilata di suonatori e personaggi del folklore valtellinese fino alla piazza della parrocchiale. Qui vengono benedetti gli agnelli portati in chiesa e i Pasquali che restano esposti tutto il giorno, per essere ammirati ma anche per dar modo ad una giuria appositamente nominata di assegnare i vari premi. Per conoscere il programma dei Pasquali di Bormio 2018 vi consigliamo di consultare il sito dedicato.

Una volta ammirati i carri allegorici dei Pasquali, perché non cogliere l’occasione per scoprire qualche altra bellezza di Bormio? Per iniziare vi consigliamo una sosta al Museo Civico, ospitato nel settecentesco Palazzo De Simoni, che raccoglie una collezione di circa 3.000 oggetti della cultura, dell’artigianato e del folklore nel bormiese. Meritano una visita anche la Collegiata, risalente all’824 e rimaneggiata nel Seicento così come la Chiesa di San Vitale, in stile romanico, che presenta una facciata a capanna arricchita da un portale a tutto sesto e da dipinti del Trecento.

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