Con la rivoluzione industriale alcuni imprenditori illuminati iniziarono a pensare un modo per conciliare casa e lavoro in un unico centro abitato. Il loro sogno era quello di incentivare la produzione e al tempo stesso favorire lo sviluppo sociale degli operai. Queste riflessioni portarono alla nascita dei villaggi operai. Prima in Inghilterra e poi in tutta Europa questi nuovi centri furono un vero e proprio salto verso la modernità. Questi imprenditori avevano capito che migliori condizioni di vita per gli operai si traducevano in migliori prestazioni sul lavoro.

Per capire cosa animasse il sogno di questi villaggi possiamo leggere un estratto di Silvio Crespi: “Ultimata la giornata di lavoro, l’operaio deve rientrare con piacere sotto il suo tetto: curi dunque l’imprenditore che egli vi si trovi comodo, tranquillo ed in pace; adoperi ogni mezzo per far germogliare nel cuore di lui l’affezione, l’amore alla casa […]”.

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda

In Lombardia sorsero diversi villaggi operai. Il miglior rappresentante oggi è sicuramente il villaggio di Crespi d’Adda, frazione di Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo. Nato nel 1878 in un territorio fino ad allora incolto, l’esperimento crespese durò cinquant’anni.

Per gli operai era un privilegio poter vivere nel villaggio. Dobbiamo immaginarci quale sogno fosse per una povera famiglia della fine dell’Ottocento poter vivere in una casa nuova, con soffitti alti, servizi igienici, corrente elettrica, orti e persino giardini. Quale vantaggio potesse essere mandare i propri figli a scuola gratuitamente e non dover camminare per chilometri in mezzo al fango o la nebbia per raggiungere il posto di lavoro.

Sebbene i vantaggi fossero innegabili, non va dimenticato che questi “benefit” erano concessi dal padrone per incentivare il lavoro. I bambini imparavano a leggere per poter comprende i cartelli delle macchine in fabbrica, minor tempo di spostamento significava avere più energie al lavoro, creare una comunità coesa e dotata di tutto attorno al cotonificio voleva dire legare queste famiglie al proprio lavoro “dalla culla alla tomba”, 7 giorni su 7.

Inoltre, le condizioni di lavoro erano terribili. Le ore di lavoro erano tantissime, donne e bambini lavoravano fino a 12 ore al giorno e nonostante ciò, il guadagno giornaliero di un bambino non bastava neanche a comprare 1 kg di pane. Gli infortuni erano all’ordine del giorno e per soccorrere gli infortunati, a Crespi d’Adda venne costruito un ospedale subito fuori dalla fabbrica. L’immediato soccorso era utile per evitare conseguenze più gravi o permanenti che avrebbero compromesso il lavoro.

A Crespi, oltre alla case degli operari, sorsero nel Novecento anche dimore più grandi per i capi reparto e vere e proprie ville per i dirigenti immerse in giardini lussureggianti. Vi era poi una chiesa, un emporio, un teatro, i lavatoi e, in fondo al viale principale, il camposanto dominato dall’ingombrante mausoleo padronale.

Ancora oggi Crespi è abitato dai discendenti di quegli operai. Sono circa 450 persone che tengono vivo questo luogo unico diventato nel 1995 patrimonio Unesco.

Il visitatore oggi può rivivere appieno l’epoca della rivoluzione industriale, tornando indietro nel tempo, immergendosi in quel sogno che lo ha fatto realizzare e rivivere la quotidianità di un’epoca passata.

Il villaggio Falck a Sesto

Spostandosi di una quarantina di chilometri verso Milano, e più precisamente a Sesto San Giovanni, si incontra l’altro villaggio operaio superstite lombardo: il Villaggio Falck.

La sua nascita si deve alla volontà di espandere il già esistente Villaggio Attilio Franco, appartenente alle omonime fonderie sestesi. Il villaggio operaio Falck fu costruito a partire dagli anni Venti e si componeva di 18 fabbricati residenziali realizzati in epoche differenti. Disponeva di una scuola materna, tra le prime in Italia ad adottare il metodo Montessori, una scuola elementare, una chiesa, una farmacia e diversi negozi.

Il villaggio sestese è stato sicuramente conservato meno bene del Villaggio Crespi ma è tuttora abitato e si distinguono ancora alcune costruzioni storiche. Oggi è previsto un importante intervento edilizio per trasformare l’ormai ex Area Falck in una destinazione urbana sostenibile. Nei prossimi anni proprio qui dovrebbero nascere quartieri residenziali, spazi direzionali e alberghieri, nuove piazze e spazi pubblici, oltre a 45 ettari di verde.

I villaggi operai sono tra le più belle testimonianze di archeologia industriale presenti sul nostro territorio. Visitarli significa comprenderne l’estetica, l’importanza storica e sociale. Nati dal sogno di imprenditori visionari hanno rappresentato un passo importante nello sviluppo del nostro paese e ancora oggi sono una testimonianza del nostro passato che continua a vivere nel nostro presente.

 

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