Camminare in natura è sempre bello ed entusiasmante ma occorre prestare attenzione. Qualora si verifichi un incidente, gli operatori del soccorso alpino sono sempre pronti a intervenire per aiutare le persone in difficoltà e in molti casi salvare delle vite.

Sono come degli “eroi della montagna”, persone di cuore che in maniera volontaria si mettono a disposizione per aiutare il prossimo. In Italia sono oltre 7.000 ed effettuano più di 9.000 interventi l’anno. Tra loro anche la nostra guida escursionistica Antonio Fumagalli. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare come funzionano gli interventi di soccorso alpino e qualche prezioso consiglio per la sicurezza di tutti noi.

Antonio, come mai hai scelto di dedicarti al soccorso alpino?

Diversi anni fa, parlando con una persona molto sensibile in tema di altruismo, mi sono reso conto che potevo fare qualcosa per gli altri. Ho quindi deciso di mettere a disposizione del prossimo la mia capacità di andare in montagna e ho iniziato questa attività volontaristica che nel tempo mi ha dato molte soddisfazioni.

Quali sono i requisiti per diventare soccorritori?

Per entrare nel soccorso alpino bisogna essere ottimi frequentatori della montagna, sia a livello escursionistico che alpinistico. Bisogna già avere una capacità elevata di movimentazione su qualsiasi percorso alpinistico: roccia, ghiaccio, neve, sci, grotta.

Cosa fa nel concreto un soccorritore?

Il soccorritore si occupa di recuperare le persone che necessitano un intervento in ambiente montano e di sensibilizzare sulla sicurezza in montagna. Tutti i soccorritori alpini, esattamente come gli operatori delle ambulanze di strada, portano il primo intervento direttamente sul luogo con medici e infermieri, oltre che il personale tecnico. Abbiamo tutti una preparazione a 360° e possiamo intervenire in tutta Italia ma chiaramente, per conoscenza e vicinanza al territorio, ognuno di noi si occupa di una zona specifica. Io, ad esempio, opero nella zona del Triangolo Lariano (Como-Bellagio-Lecco).

Qual è la parte più impegnativa di un intervento di soccorso?

Sicuramente la fase di ricerca. A volte questa parte richiede intere settimane. Quando una persona si perde in montagna o in ambienti impervi noi non sappiamo che intenzioni aveva, dove era diretto, che tipo di percorso stava facendo e quindi ogni soccorso inizia con una fase di ricerca per ricostruire la storia della persona e i movimenti che lo possono aver portato nel posto in cui si trova. Questo è un intervento estremamente delicato e complesso, che spesso ha costi non indifferenti.

La tecnologia può aiutare nelle ricerche?

Assolutamente sì. Ogni cellulare ha due codici identificativi molto importanti: il codice IMEI e il codice IMSI. Tramite il primo, se viene comunicato agli enti preposti, è possibile effettuare con le dovute autorizzazioni una ricerca dalla centrale operativa per sapere con precisione dove inviare i soccorsi. Il secondo invece, che è un codice legato alla scheda telefonica, gli elicotteri della Guardia di Finanza dotati di un particolare apparecchio possono individuare la persona dispersa sorvolando l’area nella quale si presume possa essere dispersa.

Quale consiglio daresti ai nostri lettori per aumentare la loro sicurezza in montagna?

Un primo consiglio è quello di comunicare il codice IMEI del proprio cellulare alla famiglia prima di partire. Si trova facilmente tra le impostazioni dello smartphone e avere questo codice può ridurre notevolmente i tempi di ricerca, in certe condizioni questo può fare la differenza tra la vita e la morte.

Il secondo consiglio è quello di istallare la app “GeoResQ” del soccorso alpino e club alpino italiano, che consente di avviare 3 funzioni: Posizione, Tracciami, Allarme. GeoResQ con la funzione “Posizione” è in grado di fornire le coordinate geografiche del punto in cui ci si trova; con la funzione “Tracciami” memorizza i percorsi e li invia al portale www.georesq.it dove sono archiviati, e con la funziona “Allarme” quando si ha bisogno d’aiuto e si ha a disposizione la copertura telefonica per la connessione dati, consente l’invio immediato della richiesta di aiuto e della posizione alla centrale GeoResQ operativa h24.

Infine, ricordo che in Lombardia e in molte altre regioni il numero per le emergenze è il 112. Un operatore poi inoltra la chiamata alla centrale operativa di competenza che per l’ambiente montano è il soccorso alpino.

Quasi sempre nelle gite con i soci di Gite in Lombardia faccio un breve “training” per allenare le persone a individuare le coordinate geografiche del luogo in cui si trovano e di come attivarsi qualora accada un incidente in montagna e mi fa piacere che le persone si rivelano sempre molto interessate.

 

Se vuoi conoscere Antonio e partecipare a una sua gita, qui puoi vedere le proposte che abbiamo in calendario.

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