Con oltre 8.000 specie diverse, l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di specie vegetali autoctone e la Lombardia è tra le prime regioni. Un patrimonio di grande valore e bellezza minacciato però da molti fattori: in primis il cambiamento climatico e il crescente tasso di cementificazione. Per proteggere e conservare questa biodiversità è nato negli anni ’90 il Centro Flora Autoctona ospitato nel Parco del Monte Barro, l’area protetta lombarda con la maggior ricchezza floristica: in meno di 700 ettari si trovano infatti più di mille specie diverse di fiori e piante.

Nell’ambito del Progetto Sentinelle, dove cerchiamo di far conoscere quelle realtà virtuose che si prendono cura del nostro territorio, abbiamo intervistato Roberta Ceriani, coordinatrice del Centro Flora Autoctona (CFA).

Qual è il compito primario del Centro Flora Autoctona?

L’obiettivo principale del CFA è acquisire conoscenze e procedure che possano garantire la disponibilità di specie vegetali erbacee ed arbustive compatibili con le popolazioni naturali lombarde. Le nostre attività sono rivolte in primis alle situazioni critiche di specie a rischio estinzione che vengono sottoposte ad analisi per studiarne la biologia riproduttiva e i fattori di minaccia. Questi dati vengono utilizzati per avviare produzioni pilota e successivamente una filiera di produzione coinvolgendo vivai e aziende private sotto la supervisione del CFA.

Quali benefici porta il vostro lavoro all’ambiente?

Grazie al nostro lavoro è possibile produrre materiali vegetali autoctoni per la riqualificazione dell’ambiente naturale o la reintroduzione di specie estinte. Questi materiali includono piante radicate, sementi e fiorume, ovvero un miscuglio di semi di elevato pregio naturalistico prodotto a partire dallo spazzolamento di un prato donatore con apposite macchine. Queste azioni hanno un impatto sia paesaggistico che economico. Quando ad esempio si utilizza fiorume autoctono per ripristinare una cava, si abbattono i costi di manutenzione e si migliora il paesaggio: questo in primis perché le specie autoctone si ritroveranno nel proprio habitat naturale e non avranno quindi bisogno di irrigazioni o altri costosi trattamenti di supporto, e in secondo luogo perché saranno perfettamente adattate al paesaggio circostante. In altri casi il CFA ha contribuito all’incremento della biodiversità vegetale di ambienti specifici, con la messa a dimora di piante del sottobosco dei boschi di pianura (ad es. nel Bosco delle Querce a Seveso o nel Parco Nord Milano) e di specie rare delle brughiere lombarde come la genziana mettimborsa (ad es. nel Parco delle Groane).

Che ruolo svolge la Banca del Germoplasma?

La Banca del Germoplasma delle Piante Lombarde è stata costituita nel 2005 da Regione Lombardia presso il CFA per contrastare la perdita di biodiversità vegetale. Lo scopo della banca è quello di effettuare la conservazione preventiva ex situ di gran parte della flora lombarda a rischio estinzione. Attualmente conserva semi di circa 2.300 specie e/o popolazioni, che possono essere utilizzati in caso di necessità per interventi di reintroduzione, rafforzamento delle popolazioni naturali, riqualificazione dei territori.

Può farci un esempio di intervento al quale è particolarmente legata?

Tra i nostri cavalli di battaglia voglio citare gli interventi riguardanti le orchidee autoctone della fascia prealpina. Le orchidee spontanee sono tra i più misteriosi esseri viventi e la loro sopravvivenza è minacciata dall’abbandono delle pratiche agricole tradizionali: senza lo sfalcio periodico i prati e le praterie, che permettono alle orchidee di vivere e diffondersi, scompaiono e con essi l’elevata biodiversità che li caratterizza.

Le orchidee delle nostre zone hanno una biologia molto particolare, basata anche su rapporti simbiotici con altri organismi nelle diverse fasi di crescita. I loro semi sono piccoli e privi di sostanze di riserva, e, pur essendo prodotti in natura in grandissime quantità, hanno tassi di germinazione estremamente bassi. Nel laboratorio del CFA si applicano quindi tecniche di germinazione e propagazione in vitro in condizioni di sterilità per produrre orchidee autoctone lombarde. Le piante prodotte sono state impiegate per interventi di ripopolamento in varie aree protette, inclusi il Parco del Monte Barro, quello delle Orobie Bergamasche e quello di Montevecchia e della Valle del Curone. Con un lavoro durato diversi anni sono state messe a dimora ben oltre 9.000 piante di 14 specie diverse.

C’è qualcosa che i nostri lettori possono fare per sostenervi?

Le persone possono aiutarci nella preziosa attività di monitoraggio delle specie vegetali in Lombardia, a favore dell’Osservatorio Regionale per la Biodiversità, di cui il CFA è referente per la sezione flora. Come possono farlo? Tramite l’applicazione “Biodiversità”, scaricabile su smartphone, che permette ai cittadini di segnalare le specie vegetali che incontrano nel territorio lombardo. Le segnalazioni saranno utilizzate per tenere sotto controllo le specie protette e per monitorare l’eventuale espansione di quelle esotiche.

(Per maggiori informazioni visitare i siti: www.centroflora.parcobarro.it e www.biodiversita.lombardia.it)

Credits fotografie: Andrea Ferrario, Fabio Mazzaglia, Simon Pierce.

 

 

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