Un weekend a Vilminore di Scalve: la Diga del Gleno, storia e sapori.

Piccola, appartata e selvaggia, la Val di Scalve è una vallata incuneata tra la Val Seriana e la Val Camonica. Quattromila abitanti sparsi in quattro comuni e una galassia di frazioni. Qui, l’isolamento imposto dalle alte montagne ha creato una comunità fortemente legata al proprio territorio, storia e tradizioni. Una comunità felice di accogliere “chi viene da fuori” come un amico per mostrargli con fierezza e passione le proprie bellezze.

Raggiungiamo Vilminore, uno dei comuni della Val di Scalve, per un blog tour organizzato da PromoSerio, l’agenzia di sviluppo locale. Durante la due giorni assaggeremo i formaggi locali, conosceremo la storia locale e raggiungeremo la Diga del Gleno, il principale itinerario escursionistico della Valle. Durante il nostro soggiorno veniamo accompagnati da tante persone, come in una staffetta, che ci mostrano le eccellenze di questo territorio, incontri che ci hanno fatto scoprire e amare questa terra.

 

La latteria sociale: una formaggella da record

Il cielo plumbeo che ci accoglie a Vilminore ci consiglia di recarci come prima tappa alla Latteria Sociale. Qui incontriamo Lorenzo, colonna portante della cooperativa di allevatori locali.

Nato davanti alle acciaierie di Sesto San Giovanni, Lorenzo è arrivato a Vilminore 11 anni fa. Laurea in tasca, viene chiamato per rimettere in sesto la Latteria fondata nel 1968. Doveva rimanere 6 mesi, non se ne è più andato, rapito dalla bellezza dei luoghi e dalla passione per questo lavoro.

Sperimentare, innovare, creare, Lorenzo è una vera forza della natura. Uno spirito vulcanico che non si limita a fare il casaro. E’ un artista del formaggio.

Ci conduce nei laboratori e nella cella sotterranea dove a 7 gradi costanti vengono conservati i formaggi. In primis, la formaggella di Scalve, il prodotto più tipico della zona. “Con una di queste abbiamo vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi del Formaggio 2007, dove concorrevano oltre 1.500 formaggi da tutto il mondo” ci dice Lorenzo indicando una delle forme accatastate sui ripiani. “E’ un prodotto antichissimo, le testimonianze scritte risalgono all’Ottocento ma si pensa che possa risalire ai Camuni che colonizzarono queste terre o ai romani che fondarono il borgo di Vilminore. La sua caratteristica è quella di utilizzare solo latte intero, scalvino al 100%. Da questo deriva il suo aroma particolare”.

 

Dopo la visita è il momento della degustazione. E qui possiamo ammirare l’incredibile varietà di formaggi che vengono prodotti: il formaggi al tartufo, il Nero della Nona (fatto secondo un’antica ricetta trovata per caso in una stalla), formaggi alle spezie, stracchini, caprini, zola, e l’immancabile formaggella che assaggiamo a diversi stadi di stagionatura. Un turbinio di sapori che ci avvolge e entusiasma.

Vilminore: il cuore antico della Val di Scalve

Ha smesso di piovere e le nuvole riprendono veloci la loro corsa scoprendo alte cime e meravigliosi boschi. Torniamo in paese dove ad attenderci ci sono Mariagrazia e Carla della Pro Loco per portarci sul campanile di Vilminore. Saliamo gli oltre 100 gradini fino ad arrivare in cima ai 67 metri di questo campanile edificato tra Sette e Ottocento. Un parallelepido grigio-azzurro massiccio ma allo stesso tempo aggraziato che si eleva in mezzo alla vallata.

  

La vista dalla sommità è formidabile e abbraccia l’intera Val di Scalve illuminata dal sole al tramonto e la meravigliosa Presolana appena liberata dalle nuvole che la avvolgevano.

Per conoscere qualcosa di più della storia di Vilminore entriamo nel Palazzo Pretorio, oggi sede della comunità Montana, a pochi passi dal campanile. Nel Medioevo la Val di Scalve era governata da un gruppo di famiglie facoltose che per l’amministrazione della giustizia si affidavano a un podestà, un nobile straniero che aveva il compito di emanare le sentenze. Questo palazzo venne costruito proprio per dare una residenza degna al podestà. La Val di Scalve mantenne questa usanza anche quando passò sotto il controllo della Serenissima e così nel Cinquecento il palazzo venne ampliato e abbellito con affreschi, arredi e dipinti. Al piano inferiore furono realizzate le prigioni, delle quali resta una cella rivestita in legno perfettamente conservata.

  

Ospitalità calorosa all’Hotel Brescia

Cosa c’è di più bello di svegliarsi la mattina, aprire le finestre e ammirare il favoloso massiccio della Presolana illuminato dal sole? Questa è la vista che ci dà il buongiorno dalla camera d’albergo al nostro secondo giorno.

Durante il nostro blog tour siamo ospiti di Michela, una ragazza gentile e attivissima, che gestisce insieme alla sorella l’Hotel Brescia.  Già residenza dei nobili Masperoni di Rodengo Saiano, l’albergo è in attività da circa un secolo e si trova di fronte al Palazzo Pretorio, affacciato su una bellissima piazzetta porticata sulla strada che conduce alla Diga del Gleno. E proprio la diga è la meta delle nostra gita odierna, ovviamente dopo aver assaggiato tutte le deliziose torte fatte in casa nel buffet della colazione.

   

 

La Diga del Gleno: storia della tragedia e fascino della natura

Ci incontriamo nella piazzetta davanti all’albergo con Nicole della Proloco locale che ci attende con due e-bike per raggiungere Pianezza, da dove parte il sentiero a piedi.

Purtroppo al momento non è infatti possibile arrivare fino alla diga in bici ma per gli appassioni del cicloturismo ci sono diversi altri percorsi in Val di Scalve. Molto belli sono quelli che collegano Vilminore con le sue otto frazioni oppure quelli che portano ai passi Campelli e Vivione. Presso tutte le pro loco della valle è possibile noleggiare e-bike e mountain bike.

Pianezza è un piccolissimo borgo di 20 anime a meno di un kilometro da Vilminore ma il dislivello di 200 metri si fa sentire e solitamente si raggiunge in auto o con la navetta nei mesi estivi. Nicole ci mostra il curioso orologio della chiesa, con solo 6 cifre invece delle canoniche 12, e gli stretti vicoli con le loro belle case in pietra.

Qualche tonante ancora e poi siamo costretti a lasciare le bici in una malga e continuare a piedi. Il primo tratto è un po’ impegnativo ma se fatto con calma è adatto anche a famiglie con bambini. Si sale velocemente nel bosco, ma in compenso il panorama diventa sempre più aperto e bello. Davanti a noi la maestosa mole della Presolana, un massiccio dolomitico che ricorda i paesaggi del Trentino, e poi un susseguirsi di cime che separano la Val di Scalve dalla Val Seriana, dalla Val Camonica e dalla Valtellina.

Quando termina la salita inizia anche la parte più suggestiva del percorso. Percorrendo il sentiero, in gran parte scavato nella roccia, respiriamo il meraviglioso profumo del bosco di abeti e ammiriamo sotto di noi un profondo canyon scavato dal torrente Povo. Poi, quasi all’improvviso, ecco in lontananza i resti della Diga del Gleno, suo malgrado una delle principali attrazione delle Valle di Scalve. La storia del disastro, ricordata con immagini e testimonianze nello spazio espositivo allestito a Vilminore, è una ferita ancora aperta da queste parti.

“Siamo agli inizi del Novecento, l’industria italiana è in espansione e le grandi aziende avevano bisogno di sempre più energia per far funzionare i loro macchinari. Ecco quindi che un’azienda brianzola progetta una diga sul torrente Povo, per dare energia ai suoi cotonifici. Nel luglio del 1919 iniziano gli scavi. Per accelerare la costruzione e ridurre i costi si usano però materiali scadenti, si risparmia su tutto, in primis il ferro per il cemento armato” – ci spiega Nicole – “Tutti sapevano e le infiltrazioni d’acqua sui muri erano evidenti. Ma nessuno disse nulla. Fino al primo dicembre 1923, poco più di un mese dopo l’inaugurazione. Quel giorno, alle 6.30 il guardiano della diga si accorge di una profonda crepa su uno dei pilastri portanti. Non riesce nemmeno a dare l’allarme che la parte centrale della diga si squarcia. 6 milioni di metri cubi di acqua, fango e detriti precipitano a valle, lungo il canyon che ne accelera la discesa. Distruggono tutto quello che trovano sul loro percorso e lasciano sul terreno oltre trecento vittime prima di concludere la loro corsa nel Lago d’Iseo. Il peggior disastro della storia italiana fino al Vajont”.

Quello che resta oggi è un lungo e imponente muro di contenimento che con i suoi archi ricorda il profilo di una gigantesca cattedrale gotica. Rimasto lì, a sorvegliare la valle. Quasi un monumento per ricordare e commemorare il fatto più tragico che ha coinvolto la Valle di Scalve.

Al posto del grande bacino che doveva produrre energia per l’industria, oggi vi è un piccolo e placido laghetto popolato di pesci e rane circondato da meravigliosi pascoli dove le greggi di pecore trascorrono l’estate. Ci fermiamo al chiosco per ammirare il contrasto tra la grandezza fredda e algida della diga e quella esuberante di vita della Presolana alle sue spalle.

>> Qui potete vedere un BREVE VIDEO sulla camminata da Vilminore alla Diga del Gleno

Il nostro tour purtroppo è già terminato, così scendiamo rapidamente dallo stesso sentiero dell’andata in tempo per un ultimo saluto al borgo di Vilminore e ai nuovi amici che in così poco tempo ci hanno accolti nel loro splendido paese!

L’itinerario alla Diga del Gleno in breve

Partenza: Pianezza (raggiungibile in auto o, in estate, con la navetta da Vilminore

Arrivo: Diga dell Gleno

Punti di ristoro: chiostro in prossimità della diga

Dislivello: 200 metri

Durata andata e ritorno: 1h 45′

Difficoltà: Facile, il percorso non presenta particolari difficoltà, è adatto anche ai bambini abituati al cammino.

Info utili per organizzare il vostro soggiorno a Vilminore

Per conoscere i luoghi ed essere aggiornato sugli eventi in Val di Scalve visitate il sito di PromoSerio

Per visitare il borgo, salire sul campanile e noleggiare le ebike contattate la Proloco di Vilminore

Per il vostro pernottamento visitate il sito dell’Hotel Brescia

Per informazioni e orari di apertura visita il sito della Latteria Sociale

Iniziativa realizzata nell’ambito del bando Wonderfood & Wine di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per la promozione di Sapore inLOMBARDIA