Tra le vie di Angera a caccia dei tesori nascosti del suo passato - Gite in Lombardia
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Tra le vie di Angera a caccia dei tesori nascosti del suo passato

Ad Angera, ridente cittadina affacciata sul Lago Maggiore, un lungo passato ricco di storia si fonde con il presente offrendo un patrimonio unico di testimonianze che nel corso dei millenni hanno arricchito questa città.
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    Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dove anche molti piccoli borghi possono custodire meravigliose testimonianze di un fiorente passato e dove la storia si fonde con il presente. Angera, cittadina con poco più di 5 mila abitanti affacciata sul Lago Maggiore, è uno di questi luoghi. La sua storia affonda le proprie radici nella preistoria, fiorì sotto l'Impero Romano e raggiunse l'apice nel Medioevo che le donò la Rocca Borromeo, l'edificio storico più famoso della città. La presenza di questo imponente maniero non deve però nascondere le tante altre testimonianze che nel corso dei millenni hanno arricchito questa città e che si possono trovare anche nei luoghi più insoliti, come le vetrine di una gioielleria.

    I gioielli di Angera: dalle teche del museo alle vetrine della gioielleria

    Sono proprio le vetrine di una gioielleria sulla via principale del centro storico la prima tappa del nostro tour alla ricerca dei tesori del passato di Angera. Rimaniamo un po' sorpresi quando la responsabile dell'Infopoint di Angera, e il conservatore del locale museo archeologico ci conducono qui, ma il motivo appare evidente quando ci raccontano la storia di un un particolare gioiello che si trova esposto davanti a noi. La sua storia iniziò in epoca celtica, nel I secolo a. C., e continuò in epoca romana quando un romano risiedente ad Angera morì e si fece tumulare nella necropoli portando con sé il gioiello celtico che apparteneva alla sua famiglia. Il gioiello rimase nascosto sotto terra per secoli fino a quando gli scavi lo riportano in superficie e fu collocato nel museo archeologico cittadino.

    Nonostante duemila anni di storia, il gioiello ha una linea "moderna" e creativa tanto da affascinare una giovane gemmologa e designer locale Carola Caputo.  Insieme al Comune Assessorato alla Cultura, la giovane artigiana studia il ritrovamento per cercare di dargli nuova vita come gioiello. La realizzazione del prototipo unisce tecniche modernissime, come la stampa 3 D, e molto antiche, come la fusione a cera fusa.

    Nel 2018, nasce il primo gioiello, in bronzo rosso con l'aggiunta di alcune pietre semipreziose come quarzo e ametista. Da questo primo gioiello si sviluppa una parure completa con ciondoli, bracciali, orecchini, anelli e girocolli. La linea viene battezzata Dervonia, da Derv che in celtico significa quercia, una pianta sacra alle matrone, dee della maternità molto venerate tra i boschi di Angera.

    La nuova linea ottiene il marchio De.Co  (Denominazione Comunale) come prodotto di artigianato artistico e a maggio del 2019 tutto è pronto per il suo arrivo in negozio. "Questa linea ha riscosso molto interesse – ci rivela Carola – per la sua bellezza, originalità e storia". Oggi fanno bella mostra di sé nelle vetrine della gioielleria A.M Oro, a pochi passi dal museo dove è esposto l'originale di duemila anni fa.  Questa storia che combina archeologia e design, studio e creatività ci racconta di come una comunità possa prendere consapevolezza del proprio passato e metterlo al centro del proprio futuro.

    Museo Archeologico di Angera: dove la storia si tocca con mano

    Incuriositi dalla storia di questi gioielli decidiamo di far visita al Museo Archeologico per saperne di più sul passato di questo  borgo e cercare qualche altra curiosità. La prima domanda che si accompagna mentre entriamo è "perché un museo archeologico ad Angera?" La risposta ci appare evidente da una mappa collocata sulla parete. La conservatrice del museo Cristina Miedico, che ci fa da guida, ci informa infatti che Angera era posta sull'importante via di comunicazione che collegava la Pianura Padana con le Alpi lungo il Ticino e il Lago Maggiore. Era un porto fiorente e rappresentava un punto di unione tra il mondo mediterraneo e l'Europa continentale. La felice posizione di Angera ne ha rappresentato la fortuna fin dai tempi della preistoria quando qui vivevano diverse popolazioni già 15.000 anni prima di Cristo.

    Una intera sala del museo è dedicata alla preistoria e a colpirci particolarmente è il tavolo tattile dove si possono toccare gli utensili usati all'epoca, i materiali utilizzati per costruire le frecce e si possono persino usare due pietre focaie per generare qualche scintilla. Che il Museo Archeologico di Angera sia un museo innovativo e interattivo diventa ancora più evidente nella seconda sala. Qui infatti scopriamo il progetto MABA (Museo Archeologico per i Bambini). "Quello di Angera è l'unico museo archeologico per bambini d'Italia - ci spiega la conservatrice. Non si tratta di realizzare laboratori per loro ma di fornirgli strumenti adeguati per permettergli di visitare il museo insieme agli adulti così che possa essere un'esperienza arricchente e divertente per entrambi."

    Nell'ultima sezione del museo possiamo osservare il reperto originale che ha dato origine al gioiello Dervonia. Nella teca a fianco, invece, si trovano i pani carbonizzati risalenti sempre all'epoca romana che sono stati studiati per produrre pagnotte oggi acquistabili nel panificio Giombelli. Un'altra bella storia di come la cultura può uscire dalle stanze del museo e coinvolgere con successo la comunità come vi raccontavamo in questo articolo.

    Museo diffuso di Angera: un museo vivo creato dall'uomo e dalla natura

    Il Museo Archeologico di Angera non è l'unico museo della città. Ce n’è infatti un altro che però non ha mura e che abbraccia tutto il territorio comunale. Un museo diffuso nato nel 2016 per valorizzare le tante bellezze storiche e naturalistiche. A presentarci il progetto è l'Assessore alla Cultura, Turismo e Realtà Produttive Valeria Baietti"Angera ha la grande fortuna di ospitare sul suo territorio la Rocca Borromeo. Un bellissimo monumento di forte richiamo turistico tuttavia, - continua l'assessore - Angera , che vanta una storia di 15.000 anni, ha un ricco patrimonio storico artistico e paesaggistico che merita di essere valorizzato. Ecco allora l'idea di creare un museo diffuso.

    Dietro un portone, sulle pareti delle case, sottoterra o tra le dolci colline si trovano le speciali "opere d'arte" che costituiscono la collezione di questo museo. Opere d'arte create dall'uomo come la chiesa di San Quirico e il Santuario della Madonna della Riva,  ma anche dalla natura come l'Oasi della Bruschera

    Oggi sono 50 i luoghi mappati e inclusi nella mappa del museo (scaricabile dal sito del comune). Una raccolta in continua evoluzione che comprende anche opere di arte moderna come il murales dipinto dallo street artist Andrea Ravo Mattoni riproducendo il famoso dipinto di Caravaggio " Il fanciullo con canestra di frutta". Un'opera eccezionale alla quale si sono aggiunte quest'anno sei nuove tele sempre di Ravo che rappresentano opere ritrovate in alcune proprietà private angeresi e non visitabili dal pubblico. Anche noi di Gite in Lombardia siamo stati invitati all'inaugurazione di questo progetto e ve ne parlavamo qui.

    Questo tour ad Angera ci ha permesso di vedere come la storia e la cultura possano contaminare una comunità, coinvolgere giovani professionisti, valorizzare testimonianze naturali e artistiche per prendere consapevolezza del passato e progettare il futuro.

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